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Il lato “oscuro” dello Champagne

da | 6 Dic 2023 | NEWS E APPROFONDIMENTI

Storia dei Blanc de Noirs

Per Blanc de Noirs si intendono gli champagne bianchi ottenuti da uve nere, non necessariamente Pinot Noir come spesso si pensa. Se calcoliamo che circa il 70% delle vigne della Champagne sono coltivate con uve a bacca nera, si potrebbe pensare che i BdeN siano gli champagne più prodotti invece sono tuttora una rarità.

La dicitura Blanc de Noirs appare per la prima volta in etichetta nel 1957 su una bottiglia di Palmer & Co Integral. Ancora oggi, i BdN sono molto più rari dei Blanc de Blancs (prodotti da sole uve bianche) certamente a causa della difficoltà di produzione. Da sempre il Pinot Noir è croce e delizia di tutti i vigneron. Estremamente sensibile e difficile da coltivare, tende inoltre a dare origine ad ossidazioni precoci che snaturano completamente la sua proverbiale eleganza. Purtroppo, le deviazioni sensoriali date dalla ossidazione, generano un “invecchiamento” precoce e da vita a vini piatti e “pesanti” che nulla hanno a che vedere con i migliori champagne.

Il vino che più di tutti ha segnato la storia di questa categoria è sicuramente il Vieilles Vignes Francaises di Bollinger, ottenuto da sole uve Pinot Noir allevate a piede franco in due minuscoli appezzamenti attigui alla Maison. Dalla prima annata del vino prodotta nel 1969, Madame Bollinger volle mettere in etichetta la dicitura Blanc de Noirs a suggellare il matrimonio che la Maison di Ay ha da sempre con il Pinot Noir.

Negli anni a seguire, altri grandissimi produttori fecero dei Blanc de Noirs la loro bandiera e possiamo citare sicuramente Egly Ouriet con lo Champagne Les Crayères prodotto con le uve provenienti da Ambonnay e come non citare Il Clos d’Ambonnay di Krug che fece il suo ingresso sul mercato nel 2007 con l’annata 1995 e portò definitivamente i Blanc de Noirs nell’olimpo degli Champagne e divennero in breve tempo oggetto di culto per tutti gli amanti delle bollicine d’oltralpe.

Va detto però che non solo il Pinot Noirs da origine ai BdN. Anche il “fratello” Meunier, soprattutto negli ultimi dieci anni è diventato assoluto protagonista di questa categoria grazie ad una serie di giovani vigneron capitanati dal talentuoso allievo di Selosse: Jerome Prevost che con il suo La Closerie Les Beguines, uscito per la prima volta nel 1998, riuscì a creare un grande Champagne da sole uve Meunier. Negli ultimi anni sono arrivati sul mercato una quantità enorme di Meunier in purezza e dobbiamo anche rilevare che non sempre questi Champagne sono all’altezza delle aspettative. Se non lavorato nel giusto modo, il Meunier da vita a vini un po’ rustici e banali, sicuramente beverini ma non certo complessi.

Se vorrete approfondire la vostra conoscenza negli Champagne Blanc de Noirs, di seguito vi lascio una piccola lista di “imperdibili” divisi tra Champagne da sole uve Pinot Nero e sole uve Meunier (a proposito, da un po’ di anni, è vietato l’uso della dicitura Pinot Meunier e si deve usare solo Meunier anche se molti ancora usano il vecchio nome).

Blanc de Noirs da sole uve Pinot Nero

  • Bollinger: Vieille Vignes Francaises (tutte le annate sono strepitose, come strepitoso è il prezzo circa 1.700,00 € a bottiglia……….ma credetemi ne vale la pena)
  • Egly Ouriet: Les Crayères
  • Jacquesson: Vauzelle Terme (tutte le annate ma specialmente 2008 e 2009)
  • Veuve Cliquot: La Grande Dame (avete ragione non è 100% Pinot Nero ma quel piccolo saldo di Chardonnay non cambia la sostanza) annata 2008 e 2012
  • Krug: Clos d’Ambonnay (specialmente la prima annata prodotta se la trovate. Costa come una vacanza a Cortina ma vale il “viaggio”. Circa 3.000,00€ a bottiglia)
  • Philipponnat: Les Cintres 2008 (Molto raro ma non eccessivamente costoso, da non perdere)
  • Bollinger: B13 (un ingresso nel mondo Bollinger alla portata di tutti)
  • Billecart-Salmon: Clos St. Hilaire (specialmente nell’annata 2002)
  • Jacques Selosse: Le Bout du Clos extra brut (anche in questo caso preparate la carta di credito)

Champagne Blanc de Noirs da sole uve Meunier

  • Jerome Prevost : La Closerie Les Bèguines ( il capostipite, senza questo Champagne forse, non potremmo stilare questa lista)
  • Nicolas Maillart: Mont Martin 2016
  • Pinot-Chevauchet: Vieille Vignes (per gli amanti del “naturale”)
  • Eric Taillet: Des Grillons aux Clos
  • Domaine Nowack: La Fontinette (da antiche viti di oltre 50 anni)
  • Francis Orban: Brut Reserve Vieille Vignes
  • Chartogne Taillet: Les Barres extra Brut (da vigne a piede franco)

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