
Il presidente Trump ha minacciato di applicare dazi del 200% a tutti i vini europei che entreranno negli Stati Uniti a partire dal primo Aprile 2025.
Indipendentemente dai giudizi che ognuno dà alle politiche “bizzarre” del neopresidente, vale la pena analizzare, con focus sul vino da investimento, tutti gli scenari possibili e le ricadute economiche.
Nel suo primo mandato, il presidente Trump, applicò dazi al 25% solo sui vini francesi, tedeschi e spagnoli. L’Italia, con nostro grande sollievo, uscì illesa e non fu inserita nella “Black List”.
Nei pochi mesi in cui i dazi rimasero in vigore, i vini italiani guadagnarono una fetta di mercato americano ma non tanto quanto si potesse immaginare. Solamente alcuni vini, i più ambiti e ricercati, e con un mercato statunitense già solido, guadagnarono mercato, per molti altri non cambiò praticamente nulla. Ora però lo scenario e differente, molti più produttori di vino italiani hanno in questi ultimi anni concentrato i loro sforzi sulla costruzione di un solido mercato d’oltreoceano, spinti anche dal calo degli ordini asiatici e da un mercato europeo un po’ pigro.
Ad oggi, gli USA sono il mercato più importante e soprattutto l’unico in forte ascesa. Quindi le ginocchia dei produttori di vino europei tremano e le loro notti sono spesso insonni. Non esiste un mercato nuovo che possa assorbire un eventuale crisi di quello statunitense e quindi i vignaioli non possono far altro che aspettare.
Quello scritto sino ad ora è la “fotografia” di quello che sta succedendo nel mercato del vino inteso come scambio tra produttore e consumatore. Il nostro business però è completamente diverso e in caso di dazi anche alti, potrebbe, viceversa, avere ottimi benefici.
Gli eventuali dazi riguarderebbero solo i vini europei o anche di altri stati che però provenissero da un venditore con base in EU e destinati al consumo su suolo americano. Il nostro business però non prevede il consumo e nemmeno la spedizione presso il domicilio del cliente. I nostri vini, quelli destinati all’investimento, non lasciano mai i magazzini fiscali e quindi, non saranno interessati da qualsivoglia dazio. Anzi, potrebbero anche aumentare le quotazioni poiché i vini detenuti in bond saranno al riparo dai dazi e potranno poi essere spediti in USA una volta che le sanzioni saranno sospese o annullate.
In altre parole, lo scenario potrebbe essere che i collezionisti e amanti del vino concentrino le loro attenzioni su vini detenuti in magazzini fiscali su suolo europeo. Acquistandoli e detenendoli senza spostarli almeno fino alla sospensione dei dazi.
Se questo scenario si rivelasse corretto, ci sarebbe una chiara ripresa del mercato, aumenterebbe la domanda di vini e di conseguenza anche le quotazioni potrebbero avere interessanti progressioni.
Le poche certezze che abbiamo al momento sono che i produttori di vino europei sarebbero i più colpiti da eventuali politiche autarchiche, seguiti a stretto giro dagli importatori statunitensi che vedrebbero i vini da loro importati subire aumenti non compatibili con il mercato e non ultimo il comparto logistico che vedrebbe una drastica diminuzione delle spedizioni in USA.
La cosa certa è che nel business del vino da investimento, eventuali dazi, difficilmente potranno creare problemi, quantomeno nel breve-medio termine.
Continueremo a tenervi aggiornati su questo argomento e nel frattempo continueremo a proporvi allocazioni concentrandoci su Italia e Francia.