
Sergio Endrigo mi perdonerà per avere storpiato un suo celebre testo ma sembrava perfetto per l’argomento di cui volevo parlarvi in questo articolo.
Avete mai pensato a quanta uva serve per fare una bottiglia di vino, a quanto costa l’uva da vino nelle varie denominazioni e se convenga produrre vino piuttosto che vendere l’uva?
Per produrre una bottiglia di vino serve circa 1,5 Kg di uva. Se un produttore di Champagne ha bisogno di acquistare uva per aumentare la sua produzione, dovrà essere disposto a spendere tra i 7 ed i 12 €/Kg. Quindi solo di materia prima il nostro produttore spenderà circa 10/15 € per bottiglia.
Se invece il nostro produttore operasse nelle Langhe e volesse acquistare uva Nebbiolo atta a diventare Barolo, dovrebbe sborsare circa 5/6 €/Kg con un costo di materia prima di circa 9/10€ per bottiglia.
Ma tenetevi pronti a scoprire quanto costa acquistare uva in Borgogna.
Se siete così fortunati da possedere una cantina in Cote d’Or e voleste produrre un Corton Charlemagne Grand Cru, dovreste essere disposti a spendere 120/130 €/Kg (si avete letto bene, non è un errore di battitura). In sintesi, spendereste la bellezza di 150€ di sola materia prima.
Da questi tre esempi avrete notato quale sia la differenza di prezzo tra le uve della denominazione italiana in cui l’uva costa di più (insieme alle uve atte alla produzione del Brunello di Montalcino) e le uve delle denominazioni più importanti della Francia.
Verrebbe anche da chiedersi se valga veramente la pena produrre vino o vendere l’uva. Calcolando che mediamente una bottiglia di Corton Charlemagne ha un prezzo ex Domaine di circa 200€ a bottiglia e dovendosi accollare tutte le spese di produzione, commercializzazione, stoccaggio, vinificazione solo per citarne alcune, sembrerebbe assolutamente antieconomico produrre vino.
La realtà non è esattamente così, non potrebbero esistere i venditori di uve se nessuno producesse vino ed inoltre dobbiamo pensare che molto spesso chi produce vino è anche proprietario delle vigne e che l’acquisto delle uve, quando necessario, è solo per completare la gamma di prodotti a catalogo o per aumentare una produzione troppo esigua. Rimane comunque il fatto che il divario tra i prezzi delle uve nelle varie denominazioni è impressionante. Si passa dai pochi centesimi al Kg per uve di zone remote a centinaia di euro per uve di denominazioni premium.
Vi faccio ora un’altra domanda: vi siete mai chiesti perché sulle etichette di tutte le denominazioni più importanti del mondo non è mai scritto il nome del vitigno da cui il vino è prodotto?
Provate a pensarci…
Sull’etichetta di Chianti Classico non troverete scritto Sangiovese, sull’etichetta del Barolo non troverete menzione del Nebbiolo così come non troverete menzione del Pinot Nero su una bottiglia da migliaia di euro di Borgogna. Vi dirò di più, se provate a chiedere ad un produttore di Borgogna di assaggiare un Pinot Nero, lui vi risponderà che non produce Pinot Noir ma Borgogna. Potrà sembrare altezzosa come risposta ma in realtà non lo è. Vuole semplicemente dirvi che chiamare il suo vino Pinot Nero è riduttivo poiché il Pinot Noir che si produce nei grandi Terroir della Borgogna è unico e inimitabile ed è una alchimia perfetta tra Territorio, annata e pratiche di coltivazione della vigna e di cantina. Identificando il nome della denominazione e non del vitigno, si suggella la inimitabilità e la non riproducibilità dei vini nati nei grandi terroir del mondo.
L’uva ha un valore economico legato all’unicità e al blasone del vino che da essa si produce in un determinato territorio. Il legame tra zona di produzione, vitigno e “saper fare” umano è indissolubile e per rendere più semplice il concetto si usa il termine Terroir.